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GRENOUILLE SALTANDO DENTRO AL FUOCO
CATALOGO VAR 002
IN USCITA A NOVEMBRE 2008
Tutto quello che arriva dai Grenouille, arriva dalla carne.
Duro e sudato come un pugno nello stomaco, il sound di questi quattro ragazzi Ë la diretta emanazione di quello che nel corso degli anni i Sonic Youth, i Nirvana, e gli Alice in Chains hanno portato avanti: una struttura soda come certi deretani televisivi, testi acidi e socialmente crudeli, e la potenza di una mandria di bisonti.
Ce ne si rende conto già alla prima traccia, "Un grave danno", piccola introspezione lisergica che aggredisce dalla prima battuta e saltando da un cambio di passo - e di immagini - all'altro non smette di mordere fino alla fine.
Lo spazio viene poi lasciato a "Babilonia", chiara dichiarazione di come la pensino i Grenouille sull'amore e sulle convenzioni d'ogni genere.
E' "Saltando dentro al fuoco", la canzone che dà il titolo all'album, la prima a concedere un attimo di respiro all'ascoltatore, prima di esplodere nel ritornello in un'apocalittica visione della città (Milano, vittima e carnefice) in fiamme.
E rimanendo in città, ecco "Grosso Guaio in Paolo Sarpi", che facendo il verso al film di Carpenter riesce a raccontare la storia di un uomo in ritardo che si mischia con un'analisi lucida e fredda dei tumulti nella comunità cinese di via Paolo Sarpi, dell'aprile 2007. Il tiro Ë quello del vecchio acido rock'n'roll, una lezione che i ragazzi hanno imparato bene.
Ovvio contraltare Ë, a seguire, "Io, te, Milano e l'anoressia", struttura accattivante ed orecchiabile, immersa in un sound comunque duro e definitivo.
Finiti i "grossi guai", i Grenouille concedono un attimo di vera tregua con una canzoncina spensierata, quasi surf, "La Giò ed io", che tuttavia permette varie possibilità interpretative, non tutte proprio fresche ed innocenti.
Ma la tregua finisce lÏ, ed il nuovo fuoco di fila viene aperto da "La mia pic cola", angosciante quanto definitiva considerazione sull'interdipendenza che può legare un'anima ad un'altra, o un'anima a una cosa.
Seguono due tracce apparentemente antitetiche.
"Otto Buoni Modi", una delle canzoni tra le prime ad essere scritte dalla band, che subito dopo l'intro trascina l'ascoltatore su un trenino fantasma in cui la musica si fa inquietante macchinista ed espone senza pietà le proprie intenzioni e assunti filosofici.
Tocca poi a "La Terza Guerra Mondiale", una delle ultime canzoni ad aver visto la luce, che da lancinante e lucido al proprio Io ("Oggi ho deciso di farmi male, perchÈ non riesco a fare niente."), si fa bandiera per chi nella propria percepita inanità riesce a trovare un motivo vero di identità e forza, nella solitudine più nera.
Ed a chiudere il chiudere il disco non poteva che esserci "Moonshine Pub", ipnotica jam session strumentale, un omaggio al locale milanese dove i Grenouille si formarono e suonarono regolarmente ogni settimana, sperimentando sonorità molto vicine a quelle qui riassunte.
"Saltando dentro al fuoco": la parola lanciata a chi ascolta, l'urlo nel deserto, le parole che alla fine riaffogano nella musica suonata...
Ma il sangue di quelle parole Ë sempre lo stesso, Ë la stessa carne.
La carne dei Grenouille.
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